Iris Colombarini — Refactoring

Per questa esercitazione ho deciso di usare Claude, che invece di servirmi la soluzione pronta su un piatto d’argento, mi ha costretta a ragionare: un comportamento quasi sospetto per un’AI. Più che darmi risposte dirette, mi indirizzava, come se volesse davvero assicurarsi che stessi capendo quello che facevo. Risultato? Ho dovuto mettere mano al codice passo dopo passo, comprendendo ogni singola riga… esperienza rara, quasi mistica.

Sorprendentemente, non ho riscontrato vere e proprie “allucinazioni”: niente funzioni inventate o soluzioni completamente fuori logica. Ogni tanto provava ad allargarsi un po’, inserendo argomenti non trattati a lezione (così, giusto per mettermi alla prova o forse per confondermi), ma nel complesso è rimasta coerente.

Alla fine, il codice è diventato decisamente “mio”. Non tanto perché l’abbia scritto tutto da zero senza aiuti, ma perché ogni modifica, ogni scelta e ogni correzione passavano comunque da me. Ero io a dover decidere cosa tenere e cosa cambiare, quindi sì, mi sono sentita molto più coinvolta rispetto al solito copia-incolla selvaggio.

Ovviamente non è mancato il momento in cui ho dovuto rimettere l’AI al suo posto: a un certo punto voleva usare strumenti come map e loop che non rispettavano i vincoli della lezione. Però, una volta fatto notare, si è subito “raddrizzata”, quasi come uno studente che si ricorda improvvisamente delle consegne dopo averle ignorate con convinzione.

In sintesi, un’esperienza utile e anche un po’ ironica: ho usato un’AI per farmi aiutare… e mi sono ritrovata a lavorare di più, ma anche a capire decisamente meglio quello che stavo facendo.

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