Sara Tesan



Mi piace moltissimo leggere, fin da piccola. Come allora, leggo un po’ di tutto e molto spesso. Papà mi ha trasmesso la passione per la motogp e per la musica, sempre alta quand’ero in in macchina con lui. Mamma, con una pazienza sovrumana, mi ha insegnato fin da piccola a ricamare, fare a maglia e all’uncinetto, perché io, come lei, amavo l’idea di vestire le bambole come volevo. Amo viaggiare e stare all’aperto, possibilmente immersa nel verde. In generale mi piace molto tenermi impegnata con tanti piccoli hobby.



La tecnologia è un mondo a cui mi sono sempre avvicinata con curiosità, grazie a papà che è un grande appassionato e smanettone. Ma di fatto non ho mai studiato informatica né coding… a meno che non contiamo la mia distratta settimana di corso di informatica all’Università di Udine, fatta alle superiori per racimolare i crediti che mi mancavano (che ho trascorso cercando disperatamente di copiare i codici dal mio vicino di banco perché i miei non funzionavano mai).

Non conosco molte figure nell’ambito, ma mi è subito venuto in mente il Gaudi Cube di Refik Anadol, che ho avuto la possibilità di visitare la scorsa estate all’interno di Casa Batlló. È una stanza immersiva in cui l’artista cerca di trasportarti “dentro la mente” di Gaudi, e per fare questo sfrutta l’IA e algoritmi generativi. Quando ci sono stata mi ha rimbambita al punto giusto ma in realtà la sua “narrazione” ha avuto molto senso nella mia testa.

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