Iris Colombarini

Sono diplomata in CAT, Costruzione Ambiente e Territorio (non gatti, anche se sarebbe stato interessante). In pratica ho imparato a disegnare case con precisione millimetrica, a ragionare per strutture, a misurare.
Poi ho scelto il design, perché lì potevo unire quella disciplina tecnica con la mia parte più esplorativa. Dentro di me convivono entrambe: la parte che struttura e controlla, e quella che osa, sperimenta e rompe le regole.
A volte litigano, non si parlano per giorni, ma alla fine fanno pace
e riusciamo sempre a consegnare in tempo.

La tecnologia mi affascina da sempre. Sono una nerd dichiarata: potrei passare ore al computer a esplorare, provare cose nuove, smanettare senza sosta. Se qualcosa cattura il mio interesse, divento completamente ossessionata: non mi fermo finché non capisco ogni dettaglio e non provo ogni possibilità. Che sia un sito interattivo, un software creativo o un esperimento digitale, adoro perdermi dentro e vedere dove posso arrivare.
Con il coding ho un rapporto curioso. Alle medie, quando ho smesso di giocare online, ho iniziato a passare ore su Scratch a creare piccoli videogiochi. Forse è lì che è nata la mia ossessione per l’ordine e la precisione, ma anche la gioia di vedere un’idea prendere forma.
Non sono in grado di programmare a livello avanzato, ma questo non
mi ha mai fermato: se vedo un sito interattivo che mi colpisce, sento subito il bisogno di capire come funziona e di provare a replicarlo.

Amo cose molto diverse tra loro: i piccioni, i pastelli a cera, l’arancione, i toast, il gelato rigorosamente nel cono, il mare (anche se non so nuotare),
le pozzanghere, i calzini colorati… e l’arte, che per me non è solo estetica,
ma un mondo da esplorare. Amo l’arte contemporanea, forse proprio perché richiede uno sforzo di sguardo: potrei restare ore davanti a un taglio su una tela mentre altri si chiedono dove sia il senso. Sogno di poter lavorare nei musei, di trasformare lo stupore e la curiosità che provo di fronte
a un’opera in qualcosa che altre persone possano vivere e condividere.

Sono profondamente attratta dalle estetiche ironiche, saturate, quasi assurde. Per questo mi riconosco molto nell’immaginario di Toiletpaper,
lo studio creativo di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari: immagini paradossali, colori violenti, composizioni che sembrano semplici,
ma ti restano in testa!!











Allo stesso modo mi affascina teamLab, collettivo giapponese che trasforma
lo spazio in esperienza immersiva, dove il disegno diventa digitale
e il codice diventa magia visiva. L’idea che un algoritmo possa generare meraviglia mi entusiasma. Penso, ad esempio, alle loro proiezioni immersive in cui i bambini possono disegnare un pesce su carta, scansionarlo e vederlo prendere vita in un acquario digitale gigante. È un gesto semplicissimo
che diventa spettacolo, tecnologia che non si vede ma che rende possibile qualcosa di quasi magico.










Odio il viola, cucinare e i mandarini. E queste sono solo le cose principali: l’elenco completo probabilmente richiederebbe una sezione a parte,
ma preferisco lasciare un po’ di mistero.

Riassumendo tutto posso dire che mi interessa un’estetica forte, ironica, colorata, capace di coinvolgere. Non solo qualcosa che funzioni, ma qualcosa che abbia carattere. Voglio sperimentare, sbagliare, insistere e magari sorprendere.

Non ho il dono della sintesi, questo è evidente. Ma ho quello della curiosità, e quella non mi manca mai.

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