Bio
Mi chiamo Francesco Cicheri, sono nato a Verona il 17 marzo 2001, giorno in cui è stata fatta l’Italia, ma nel 1861.
Quando alla tenera età di 13 anni sono stato messo davanti allo scegliere il mio futuro dopo le medie ho, sapientemente scelto di andare a fare informatica all’istituto tecnico “Guglielmo Marconi”, pensando di andare a fare i videogiochi.
Mi sono così trovato in una scuola dove la matematica (non proprio la mia) era la materia principale e l’informatica era una serie di 0 e 1 e non potevo ne fare videogiochi ne hackerare come in Watch Dogs o Mr. Robot. Vengo bocciato il primo anno, lo ripeto e poi cambio scuola andando in un istituto tecnico con indirizzo grafica e comunicazione. Scopro che una materia simile a informatica c’è pure lì, mi spavento. Con piacere scopro che è diversa da quella che mi aveva traumatizzato, è una serie di codici che mi permettono di creare qualcosa e l’interfaccia è simile a quella degli hacker nei film, quindi mi piace già di più.
Imparo a usare la maggior parte dei programmi Adobe e mi appassiono al mondo del visual design. Decido così, alla fine del mio percorso di studi, di iscrivermi a lettere moderne. Il covid e la DAD mi fanno passare la voglia di stare davanti al computer, penso quindi che un cambio drastico possa aiutarmi ma per l’ennesima volta mi sbaglio e torno sui miei passi, iscrivendomi alla IUAV.
Cosa mi (e non) piace
Mi piace leggere, guardare film, camminare che sia in città belle da vedere (no Mestre) o in mezzo alla natura, nerdare su Photoshop, leggere, informarmi su cosa succede nel mondo anche se puntualmente dopo mi deprimo. Non mi piacciono la matematica e la fisica, il freddo e i bus affollati.
La mia esperienza col coding
Durante il primo anno di scuola superiore ho usato Python. Quando ho cambiato scuola ho imparato a usare HTML e CSS. Ora non ricordo quasi nulla, come si mi avessero cancellato la memoria. So che all’inizio di ogni lavoro dovevo mettere <!doctype html>, ma non ho mai saputo per quale motivo
Artista di riferimento
Non ho mai avuto un’ispirazione in questo campo.
Mi è rimasto però impresso un lavoro di Kyle McDonald, “People Staring at Computers”. Questo lavoro è una raccolta di foto scattate da computer esposti in vari Apple Store, sui quali Kyle aveva installato un programma che scattava foto a chi stava guardando lo schermo del computer. Questa performance ha ridefinito il ruolo tra osservatore e osservato e ha portato un sacco di rogne legali al povero Kyle.

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