> io 🙂
Ciao! Mi chiamo Emanuela e sono nata e cresciuta a Verona… sì, la città di Romeo e Giulietta.
Fin da piccola ho sempre ammirato l’arte e mi è sempre piaciuto provare a creare cose da sola, sperimentando materiali, colori e forme senza una guida precisa. Mi divertiva capire fin dove potevo spingermi con un’idea, anche senza sapere esattamente dove sarei arrivata.
Allo stesso tempo, però, mi ha sempre affascinato la matematica. La logica e il fatto che dietro qualcosa di apparentemente complicato ci sia un ordine preciso.
Il problema? Non ho mai capito da che parte stare.
> percorso di studi
Al momento di scegliere le superiori ero molto indecisa. Influenzata anche da diversi consigli, ho optato per il liceo scientifico tradizionale, seguendo il mio lato più razionale.
Decisione presa con convinzione? Più o meno, diciamo che mi sembrava la scelta più “sicura”.
Mi ha dato metodo, mi ha insegnato a ragionare e a non mollare davanti a qualcosa di complicato. Però a un certo punto ho iniziato a sentire che mi mancava la parte più libera, quella dove potevo sperimentare senza avere sempre una risposta giusta.
Poi ho scoperto lo IUAV e ho capito che forse non ero incoerente: ero solo indecisa tra due cose che mi piacevano entrambe. Ora studio Design del Prodotto e Comunicazione Visiva e mi piace l’idea che un progetto possa essere pensato con logica ma anche avere personalità.
> altro…
Esteticamente amo il minimal, ma colorato. Mi piacciono le cose pulite, essenziali, però con un elemento che le renda vive. Non il caos totale, ma nemmeno il bianco e nero rigidissimo: un equilibrio che non sia noioso.
Sono procrastinatrice, ma in modo selettivo: se una cosa mi interessa davvero la faccio subito, senza pensarci troppo. Se non mi prende del tutto, riesco a trovare attività improvvisamente fondamentali: ascoltare musica, iniziare qualcosa di creativo, uscire a fare una passeggiata “per pensare meglio”.
Nonostante questo, le cose le porto a termine. Magari con un po’ di pressione dell’ultimo momento, ma le porto a termine.
Sul futuro non ho un piano dettagliato. A volte questa cosa mi inquieta, altre volte mi sembra una libertà enorme, uno spazio aperto da esplorare e non un problema da risolvere.
> informatica?
Per quanto riguarda il coding, parto ufficialmente da zero. Anzi, forse da meno di zero.
Non ho mai programmato e il codice mi sembra un linguaggio ancora tutto da decifrare. So già che rimarrò bloccata davanti allo schermo senza sapere cosa ho sbagliato (probabilmente una parentesi). Però mi incuriosisce il fatto che dietro qualcosa di visivamente semplice ci sia un sistema invisibile che tiene tutto insieme.
Al momento non conosco molti artisti di creative coding, però in questi giorni ho sbirciato un po’ e mi sono imbattuta in Zach Lieberman. Mi ha colpito perché il suo lavoro con il codice è giocoso. Usa la programmazione per trasformare segni, parole e movimenti in qualcosa di interattivo, come se il codice fosse uno strumento creativo e non solo tecnico.
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