Ciao, sono Francesco Rossi.
Sono nato il 7 maggio 2005 da quando ne ho ricordo sono sempre vissuto a Cittadella, in provincia di Padova. Il mio percorso creativo ha radici profonde: fin da piccolo sono sempre stato immerso nel mondo del design, una passione nata quasi per gioco grazie a mio zio. È stato lui a trasmettermi questo interesse, coinvolgendomi fin da bambino nei suoi lavori e insegnandomi a guardare le cose con l’occhio di chi vuole creare qualcosa di unico.
Il mio percorso formativo si è sviluppato al Liceo Artistico Michele Fanoli, dove ho scelto l’indirizzo Audiovisivo Multimediale. Qui ho potuto dare una forma tecnica alla mia creatività, imparando a gestire il linguaggio dei video, della fotografia e della comunicazione digitale.
Se l’inizio è stato un gioco al fianco di mio zio, la crescita è stata un percorso consapevole di scoperta. Quello che era nato come un aiuto nei suoi lavori si è trasformato presto in un’esigenza personale: quella di capire come e perché un oggetto o un’immagine funzionano.Ho iniziato a osservare il mondo con una curiosità diversa, analizzando le forme, i colori e le proporzioni di tutto ciò che mi circondava. Questa passione si è nutrita di ogni stimolo: dai primi esperimenti manuali in laboratorio fino all’approccio con i software digitali. Coltivare il design per me ha significato imparare a unire la manualità artigianale, che ho respirato fin da piccolo, con le nuove tecnologie multimediali approfondite al liceo. Non si tratta solo di estetica, ma di un processo continuo di apprendimento: oggi la mia passione si alimenta della sfida di tradurre un’idea astratta in qualcosa di concreto, visibile e d’impatto.
Come artista ho scelto Ryoji Ikeda, è un compositore e artista visivo giapponese che lavora sul confine estremo tra musica elettronica, matematica e informatica. Ryoji Ikeda nato a Gifu, in Giappone, nel 1966, ha iniziato nel mondo della musica elettronica. Negli anni ’90 si è fatto un nome come DJ e compositore nella scena underground. La sua svolta è arrivata quando si è unito al collettivo artistico Dumb Type, un gruppo di Kyoto famoso per performance multimediali che mescolavano danza, architettura e video arte. È qui che ha capito che il suono poteva avere una “forma” visiva.

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