Maddalena Franco



👤 IO

Ciaoooo sono Maddalena e ho 20 anni, nata ad Arzignano ma cresciuta a Chiampo, un paesino in provincia di Vicenza dove, sorpresa, non ci sono solo mucche.

Ho una sorella che potrei definire un armadio walk-in: presenza importante, spazio occupato notevole, ma indispensabile.

Ho frequentato il Liceo Artistico Boscardin — sì, artistico, ma indirizzo design, quindi calma con i pregiudizi.
Dopo il liceo ho fatto un anno alla Libera Università di Bolzano. Esperienza… intensa. Diciamo che ho scoperto che imparare il tedesco in un anno non era esattamente il mio piano di vita. Plot twist: cambio università e approdo allo Università Iuav di Venezia.

Attualmente vivo in studentato: 106 giovani sotto lo stesso tetto. Sembra folle — e forse lo è — ma è anche una figata assurda. Un laboratorio umano continuo.

Il mio cervello? Produce un’idea ogni tre secondi. Più è irrealizzabile, più mi affascina.


❤️ I miei Like

Musica: qualsiasi tipo. E quando dico qualsiasi, intendo che il mio mood musicale cambia ogni tre secondi, esattamente come le mie idee.

Amo la montagna. Il verde mi dà un senso di pace e non a caso ho fatto scout. Esplorare, perdermi, scoprire: è il mio habitat naturale.

Sono incredibilmente curiosa. Ho sempre scoperto le cose prima del previsto: i regali di Natale li trovavo prima io che i miei genitori.

Se fossi un oggetto, sarei un’altalena.
Non sto mai ferma. Ho bisogno di movimento, di ritmo, di alternanza. L’equilibrio per me non è statico: è dinamico.


👩🏻‍💻 Informatica? in loading …

Durante il Covid ho provato a smanettare con i codici. Obiettivo iniziale? Copiare meglio. Risultato? Mai riuscita.
Però quella curiosità è rimasta. Anzi, è cresciuta. Vorrei imparare seriamente, capire i meccanismi, costruire qualcosa di mio. L’informatica per me è ancora in loading… ma la barra di caricamento avanza.


🖼️ Ispirazioni

La mia passione per il design è iniziata con i LEGO.
Buu alla Barbie. Ogni giorno inventavo una nuova planimetria. Il pavimento della mia camera era interamente coperto di mattoncini (un male ai piedi incredibile, ma ne valeva la pena).

Amo il design anomalo, quello che ti fa fermare e pensare.
Se fossi un oggetto di design, vorrei essere una sedia in plastica: semplice, democratica, accessibile a tutti, ma capace di diventare iconica.

Detesto il design ostile. Un esempio è la Camden Bench: un oggetto progettato per escludere, per impedire, per respingere.
Io credo nel contro-design, nel design per le persone, non contro le persone.


Riferimenti

come citazioni di riferimento non conosco coder BUT come artisti di riferimento mi piace molto Nendo Group che sembra quasi dire: “Perché complicare le cose quando puoi spiegarle con un disegnino?”. Linee sottili, schizzi semplici, idee che sembrano nate su un foglio bianco in cinque minuti… e invece dietro c’è un pensiero progettuale precisissimo. Il loro design è pulito, ironico, immediato: lo guardi e capisci subito cosa vuole dirti, senza manuale di istruzioni. È un design fatto per le persone, non per impressionare, ma per farsi usare — e magari strappare anche un mezzo sorriso.

Io mi rivedo un po’ in questo approccio: amo partire da uno schizzo semplice, quasi ingenuo, per arrivare a qualcosa che funzioni davvero. Mi piace quando un progetto è chiaro, diretto, comprensibile a tutti — ma con quel dettaglio in più che lo rende speciale.

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